Chiedendo in giro il nome del corso d’acqua che scorre nel territorio di Torre Boldone, arrivando da Ranica e proseguendo per Redona, si ottengono spesso risposte variegate: Serio, Seriöla, canale, Gardellone, Morlana…
Forse occorre quindi fare un po’ di chiarezza, partendo proprio dal nome: quel corso d’acqua è la Roggia Serio.
Poiché il vocabolario Treccani spiega che il termine roggia “è quello con cui sono chiamati nell’Italia settentrionale (specialmente nella sua parte occidentale) i canali artificiali di non grande portata costruiti per dare acqua ai mulini, a piccole centrali elettriche, e per l’irrigazione”, già abbiamo le idee un poco più chiare. Ce le chiariamo ancora meglio e con facilità, pensando al nome specifico, che ci dice senza lasciar dubbi che la nostra roggia deriva dal fiume Serio; il suo stesso aspetto prova con sicurezza che non si tratta di un corso d’acqua naturale bensì di un canale artificiale nato per derivazione dal fiume Serio stesso.
La Roggia Serio ha una storia molto interessante, ora la approfondiremo.
Partiamo da lontano con alcune premesse: Bergamo non è una “città d’acqua”, nel senso che non sorse nelle immediate vicinanze di un fiume. I suoi corsi d’acqua naturali sono due torrenti, il Quisa e il Morla (da noi bergamaschi chiamato familiarmente al femminile, la Morla) che però non potevano fin dal passato soddisfare il bisogno d’acqua della città: il Quisa perché ha una portata limitata e non interessa la zona dove sorse la città (la Città Alta di oggi), il Morla perché ha un corso irregolare ed è quindi di scarsa utilità, nonostante abbia comunque influenzato parecchio l’economia dei borghi che attraversa, Borgo S. Caterina e Borgo Palazzo.
I fiumi che scorrono nel nostro territorio, pur non toccando la città, sono il Brembo e il Serio, molto diversi tra loro.
Il Brembo è un fiume alpino, quindi caratterizzato da un letto profondo e da una portata idrica variabile, che alterna periodi quasi di secca a piene improvvise e anche molto pericolose.
Il Serio è invece un fiume più “tranquillo” e regolare, quindi molto importante sia per gli insediamenti umani che per l’utilizzo delle sue acque, non solo per l’irrigazione ma anche per attività produttive: già in epoca romana infatti, le sue acque venivano sfruttate per la produzione di manufatti in ferro a Parre, per la lavorazione della lana in Val Gandino e per la produzione delle pietre coti nella zona di Pradalunga, per citare gli esempi più noti.
Se la città già in epoca romana poteva disporre dell’acqua delle sorgenti che nascevano dalle colline circostanti grazie alle canalizzazioni e alla creazione di un complesso sistema idraulico, nei borghi non era così semplice, nonostante anche in pianura i romani avessero creato dei canali a servizio delle centuriazioni; per questo i bergamaschi, già durante il Medioevo, si ingegnarono per portare l’acqua dalle valli costruendo una fitta rete di canali, molti dei quali ancora attivi ai giorni nostri.
Arriviamo così alla Roggia Serio, che è di fatto il corso d’acqua più importante, anche per le sue dimensioni: si tratta di un canale artificiale nato nel XII secolo per derivazione dal fiume Serio e lungo circa 20 km; si sviluppa lungo la destra orografica della Valle Seriana fino a raggiungere la città bassa per poi continuare verso la pianura coltivata, cedendo acqua a diverse rogge e scaricando infine le ultime acque nel Brembo, all’altezza di Mariano di Dalmine.
Nel 1183, con la Pace di Costanza, l’imperatore Federico Barbarossa concesse ai comuni della Lega Lombarda, la gestione e lo sfruttamento dei corsi d’acqua. I bergamaschi agirono immediatamente e chiamarono a progettare l’opera due esperti ai quali si aggiunse l’ingegnere idraulico bergamasco Alberto Pitentino (1100 – 1200 circa) famoso per essere riuscito a regolare le acque del Mincio intorno a Mantova. I lavori per la realizzazione del magnifico progetto del Fossatum Communis Pergomi (questa la sua denominazione antica), iniziarono nel 1193, e terminarono prima del 1219, anno nel quale antichi testi documentano l’avvenuta conclusione dell’opera, che nel 1202 aveva cantieri aperti a Ranica, Redona e Longuelo.
Torre Boldone non viene citata, ma è chiaro che il cantiere riguardava anche il nostro territorio.
In origine le “bocche” per la deviazione delle acque dal Serio al nuovo canale, erano a Nembro, nella località san Faustino ma, a seguito dei danni causati da una violenta piena del fiume, vennero spostate a monte, presso il ponte romanico di Albino dove ancora oggi sono visibili. Arrivata a Ranica, la Roggia Serio entra nel territorio di Torre Boldone, dove attua col torrente Gardellone un sistema di scarico delle acque in eccesso che vengono convogliate verso la Roggia Guidana, prima di continuare il suo corso in direzione di Redona.
Il percorso della Roggia ha di fatto permesso (o guidato) la nascita di moltissime attività: mulini, magli, filatoi, opifici e, secoli dopo, anche le prime industrie ottocentesche; è importante notare come fino all’800 correndo lungo il tracciato delle Muraine (cinta muraria voluta dai Visconti e potenziata da Venezia), essa identificasse il limite daziario e difendesse i borghi. Già nel 1223 la gestione e la cura della Roggia vennero affidati a un consorzio di proprietari: oggi prende il nome di “Consorzio di Bonifica della Media Pianura Bergamasca”.
Ancora oggi si può notare come nel nostro paese la presenza del canale abbia influenzato l’economia: come a Ranica lo stabilimento Zopfi sorse a ridosso del suo tracciato, anche a Torre Boldone accadde la stessa cosa con il cotonificio Reich, che diede lavoro a moltissime famiglie del paese; precedentemente però lungo la Roggia erano nati quei mulini che indicavano, fino a pochi anni fa, una zona precisa, quella detta Paesello.
Poi le cose cambiarono: la facilità di avere a disposizione l’energia elettrica tolse importanza non solo alla nostra Roggia Serio ma anche ai tanti canali artificiali che, purtroppo, divennero presto luogo di scarico di industrie ma non solo, arrivando ad una situazione di degrado che portò alla copertura di gran parte dei corsi d’acqua che passavano in città. Per fortuna (e per l’attenzione di molti), fino a Torre Boldone la Roggia è ancora visibile, come le sue chiuse e alcune delle sue diramazioni e oggi ospita anche molti uccelli acquatici.
La Roggia Serio è tutelata come bene storico-monumentale di diritto pubblico e lungo il suo corso è recentemente stata realizzata anche la Ciclovia delle Rogge che la costeggia da Nembro a Ranica.
Immagini gentilmente concesse dal fotografo Guglielmo Caslini e dall’archivio del circolo “Don Luigi Sturzo”.
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