Nell’ultimo periodo è sulla bocca di tutti perché è il suo compleanno. Un compleanno importante, di quelli che è doveroso festeggiare nel migliore dei modi.
Se ne parla con riconoscenza, con gioia, con orgoglio.
Un altro indizio: oggi sorge in un determinato luogo ma, inizialmente, non si trovava qui.
Avete capito? Quale sarà il luogo oggetto di questo capitolo?
Sicuramente avrete indovinato, aiutati anche dall’albumfotografico: l’oratorio, quello intitolato a don Carlo Angeloni, che lo volle con tutte le sue forze.
Torniamo ora indietro di qualche tempo.
C’era una volta un paesino non tanto grande, proprio a ridosso della città. Quel paesino, in poco tempo, si trasformò completamente: bastarono una decina di anni per veder sparire dal centro le cascine che lo caratterizzavano e i muri che le cingevano, sostituiti da una lunga serie di palazzoni nei quali presto si trasferirono a vivere famiglie (spesso giovani) che sceglievano di lasciare i paesi montani per avvicinarsi alla città o, al contrario, che volevano spostarsi dalla città in un ambiente meno caotico di quello che stava pian piano caratterizzando il centro cittadino.
Alla fine degli anni ‘60 per i giovani c’era un oratorio. Maschile, ovviamente, e chiuso alle ragazze, che potevano ritrovarsi in un altro luogo, accolte dalle suore dell’asilo.
L’oratorio maschile si trovava nella zona del Borghetto, proprio dove fino a pochi anni fa c’era una rinomata tipografia.
Com’era questo oratorio? Lo descrive sinteticamente l’ultimo curato ad averlo frequentato, don Angelo Bettoni, in un articolo scritto molti anni fa per un bollettino parrocchiale: “Un cortiletto, una stanza e la sala del cinema”. In quella piccola struttura si teneva il catechismo, si riuniva il Gruppo Caritativo, il famoso Franco Locati proiettava pellicole cinematografiche; non solo, il cortile sapeva trasformarsi in campo da calcio per accanite partire tra i bambini e i ragazzi del paese.
Le nuove abitazioni attirarono a Torre Boldone molte famiglie, soprattutto giovani, e questo evidenziò subito la necessità di uno spazio più adeguato, perché nemmeno le sale messe a disposizione dalle suore dell’asilo parrocchiale erano più sufficienti, nonostante si fosse deciso di creare un oratorio misto.
Tutto iniziò nel gennaio del 1970, quando il parroco, don Carlo Angeloni, con un gruppo di persone del paese, iniziò a riflettere sulla possibilità di costruire un nuovo oratorio sufficientemente grande per accogliere tutti i ragazzi e le ragazze, per il catechismo ma anche per passare del tempo insieme, giocando e divertendosi. Nella sua riflessione incluse anche la ricerca di possibili modalità di finanziamento dell’opera.
Il parroco informò personalmente del suo sogno le 1650 famiglie del paese e la notizia venne accolta con grande entusiasmo, tanto che molti iniziarono sin da subito a darsi da fare per la realizzazione di quel sogno, che stava pian piano diventando di tutti.
È emozionante pensare che oltre 500 famiglie si impegnarono a sostenere l’operazione, anche finanziariamente, ciascuna a seconda delle proprie possibilità.
Prima però occorreva chiedere e ottenere tutti i permessi necessari: quello delle autorità ecclesiastiche, in primo luogo, ma anche quello del Consiglio Parrocchiale; quando entrambi i permessi arrivarono, l’avventura poté iniziare.
Prima cosa da fare: trovare il terreno adatto, sia per dimensioni che per ubicazione. A quel tempo l’attuale via Fermi, proprio dietro il vecchio oratorio di via Borghetto, era solo un grande prato, ma don Carlo non ne era entusiasta, poiché voleva che l’oratorio sorgesse accanto alla chiesa, dove c’era un ampio appezzamento di terreno che, dopo le necessarie trattative con la proprietà, alla fine del 1971 passò alla parrocchia.
Don Carlo costituì un Comitato che aveva il compito di affiancarlo e sostenerlo nelle varie scelte e nelle decisioni che sarebbero state necessarie; in accordo con il Comitato, lo studio del progetto per la realizzazione dell’oratorio venne affidato a tre diversi studi professionali.
Al termine dell’esame accurato dei progetti pervenuti, la scelta cadde su quello dello Studio Cassinelli & Costa di Bergamo, considerato molto interessante. Il Parroco volle che questo progetto fosse presentato dagli autori non solo al Comitato, ma anche alla popolazione, che venne per questo convocata in diverse assemblee pubbliche e che espresse il proprio apprezzamento per la scelta.
Il progetto passò poi all’esame degli appositi uffici della Curia e del Comune di Torre Boldone che a loro volta espressero parere favorevole all’opera. Per l’acquisto del terreno e per far fronte alle spese di costruzione dell’oratorio (che poi avrebbe avuto bisogno anche di arredi e di tutto quanto era necessario per costruire un edificio vivibile e adatto allo scopo per il quale era stata voluto), il parroco chiese e ottenne dalla Curia il benestare per la vendita di terreni che facevano parte del “beneficio parrocchiale”: si trattava di aree poste nella zona della vecchia parrocchiale, san Martino Vecchio.
I lavori iniziarono il 13 gennaio 1972 e proseguirono per poco meno di due anni.
Le foto dell’epoca mostrano il grande prato di fronte all’asilo spianato e liberato dalle pietre che emergevano durante i lavori; poi, dopo che anche le fondamenta furono predisposte, iniziò il lavoro di costruzione vero e proprio.
Oggi sorridiamo parlando degli “umarell”, cioè dei pensionati che amano portarsi a ridosso dei cantieri per assistere ai lavori. A Torre Boldone, però, non c’erano solo loro, bensì moltissimi ragazzini che ogni giorno andavano a controllare i lavori e il loro andamento, con l’ansia di chi sa che da quel disordine apparente nascerà qualcosa di desiderato e di tanto atteso.
Ed eccoci al 14 gennaio 1974, quando aprì il nuovo “Centro Parrocchiale” di Torre Boldone.
Ci si sarebbe potuti aspettare un’inaugurazione in pompa magna, vista la trepidante attesa delle persone e soprattutto dei ragazzi. Don Carlo, invece, scelse una modalità discreta: “È pronto, può essere aperto, apriamolo”, disse. Le molte difficoltà iniziali gli fecero spesso confessare, parlando del nuovo oratorio: “Sarà la mia tomba”.
Pochi anni dopo, il 15 maggio 1977, al termine della messa vespertina, don Carlo annunciò dall’altare il termine della sua missione di parroco di Torre Boldone. Fu un vero fulmine a ciel sereno per i parrocchiani, che pochi giorni dopo scoprirono che anche le suore dell’asilo avrebbero lasciato il loro servizio e il paese.
Il nuovo parroco, don Mario Merelli, fece il suo ingresso ufficiale in parrocchia il 16 ottobre dello stesso anno.
Il Centro Parrocchiale vide il susseguirsi di una serie di curati che si occupavano, in accordo coi parroci, dei bambini, dei ragazzi e delle attività dell’oratorio. Ricordiamo il primissimo curato dell’oratorio nuovo, don Angelo Bettoni, e poi don Emilio Brozzoni, don Guglielmo Mangili, don Giorgio Pozzi. Ad un certo punto i curati vengono citati semplicemente con il loro nome di battesimo, come si fa tra amici: ed ecco don Elvio, don Sandro, don Claudio, don Mario, don Alfio, don Angelo e oggi il nostro don Diego.
Tanti preti, tanta passione educativa e di attenzione, di cura, di sostegno. Cercando ogni volta di trovare la miglior strada possibile per accogliere e accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita e di fede.
Così, “il Centro” oggi compie 50 anni. Un’età ragguardevole,verrebbe da dire “matura”. Ma non lo vediamo invecchiato!
Perché anch’esso, si è ben mantenuto, curando il proprio aspetto e nascondendo i segni del tempo. Abbiamo assistito tutti, infatti, ai lavori di restauro e riqualificazione ai quali è stato sottoposto nel corso degli anni e che gli hanno consentito di arrivare in forma smagliante fino a oggi, pronto a continuare ad accogliere bambine e bambini, ragazze e ragazzi, donne e uomini.
Con grande soddisfazione anche dei più grandi, soprattutto di quelli che ne hanno seguito la nascita e la crescita e che continuano ad amarlo.
Grazie, oratorio!
Bibliografia: “Comunità Torre Boldone”
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