UNITI PER … SCOPRIRE TORRE BOLDONE – CAPITOLO PRIMO

Conoscete questa immagine?
Forse sì. O forse non tutti …

Eppure è un’immagine molto importante perché si tratta di un documento storico davvero prezioso: è infatti l’immagine più antica (l’unica!) che abbiamo del nostro paese nel XIV secolo.

Nell’immagine sono ben visibili la chiesa parrocchiale dedicata a S. Martino (oggi ricordata dalla chiesetta chiamata San Martino Vecchio) col suo campanile, un altro campanile (con ogni probabilità quello della chiesa di S. Maria Assunta), qualche casa che costituiva il nucleo originario del nostro paese e una torre, con ogni probabilità quella da cui deriva parte del suo nome.

Ovviamente un’immagine come questa suscita molti interrogativi: Perché qui? Quando? Siamo sicuri? Per fortuna molti anni fa un giovane sacerdote amante della cultura e della storia, si appassionò al nostro paese e decise di colmare tutte le lacune (ed erano davvero tante) che impedivano di scoprirne la storia. Iniziò così a fare ricerche lunghe e appassionate, che lo portarono in numerosi archivi, da quello parrocchiale a quello curiale, fino agli archivi storici di Bergamo e di Venezia. Tutto questo lavoro ha portato ad un risultato straordinario: un testo che ripercorre, basandosi sempre su documenti certi, la storia di Torre Boldone dalle origini al XVI secolo e, in un secondo recente volume, ai giorni nostri.

Tornando all’immagine, essa rappresenta un particolare di un affresco che si trova nella chiesina trecentesca di S. Maria Assunta in via Imotorre, nell’ex orfanotrofio voluto e intitolato a S. Luigi Maria Palazzolo. Tale affresco si trova sulla parete sinistra della chiesa e mostra la figura di un uomo e di due monache: è proprio sopra di essi che spicca il paesaggio.

Torniamo al villaggio dal quale è poi nato il nostro paese. Esso sorse proprio lungo l’attuale via S. Martino Vecchio che però allora aveva un altro nome: si chiamava via rubra, cioè strada rossa (nome dovuto al fatto che la nostra terra è molto argillosa e quindi di un colore rossastro invece che bruno) e collegava la città murata chiamata Bergomum (l’attuale Città Alta) addirittura ai valichi montani; si parla dell’epoca romana, epoca in cui nacquero le grandi vie di comunicazione che erano una importante caratteristica delle città dell’Impero.

Pur non essendo un’arteria così importante, la strada rubra era però preziosa perché consentiva lo spostamento di persone, di merci e di legioni dalla città alle montagne.

Scendendo dalla città fino al nostro territorio, proseguiva in direzione di Ranica e di Alzano per poi dividersi in due tronconi: uno continuava lungo l’attuale Valle Seriana fino ai valichi montani, l’altro attraversava il passo di Brumano, arrivando in Valle Brembana e da lì proseguiva sempre in direzione delle montagne. Di fatto, l’attuale via S. Martino Vecchio ripercorre esattamente l’antico tracciato.

È evidente che, volendo costruire un villaggio, la scelta del luogo non poteva che cadere in prossimità della strada: fu così che a controllo della strada rubra nacque il primo villaggio.

La certezza che anche Torre Boldone sia stata sotto la giurisdizione romana, deriva dal fatto che nel tempo sono stati trovati resti che lo provano, oltre che dai documenti dai quali lo si può dedurre. Il resto più importante, è quella che pare essere l’abside di una basilica in località santa Margherita; ci sono poi altri resti, come “semplici” pietre squadrate spesso ritrovate dai contadini durante i lavori nei campi.

Diventa facile comprendere come proprio in questa zona sia nata la prima chiesa di Torre Boldone: in un documento del 1’150 è infatti citata la chiesa di S. Martino, che era evidentemente stata costruita precedentemente a questa data. Ma parleremo più diffusamente di questa antica chiesa in un’altra occasione.

Soffermiamoci invece ora sulla torre dalla quale è nato il nome del nostro paese. In epoca medievale le torri erano non solo simboli di prestigio e ricchezza delle famiglie che avevano la possibilità di farle edificare accanto alle loro case, ma avevano anche una valenza importante dal punto di vista della salvaguardia del paese: in un’epoca in cui non esistevano mezzi di comunicazione, erano proprio le torri di avvistamento a garantire la sicurezza alle popolazioni.

Sappiamo che Gorle aveva la sua torre, come Pedrengo ma anche Ranica e Alzano: una rete di torri importantissima per segnalare i pericoli. Se da una zona contigua venivano avvistati dei nemici in avvicinamento, dalla torre lo si segnalava (di solito accendendo delle fascine di legno sempre pronte sulla sommità) in modo che anche dalle torri dei paesi vicini, dopo che le sentinelle avevano avvistato il fuoco, facessero lo stesso, mettendo in allarme in poco tempo tutti i paesi limitrofi.

Se nei paesi stessi c’erano già delle chiese, la “voce” dei loro campanili segnalava il pericolo, con suoni “dedicati” ad ogni accadimento: è in questo periodo che nacque il modo di dire “suonare a martello” per indicare qualcosa di davvero preoccupante.

Oggi non c’è più traccia della nostra torre medievale, ma ne rimane il ricordo sullo stemma del nostro paese e nel suo nome.

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